Aprite a pagina 42 su iPad, 78 su Kindle, 96 su…
Su Twitter i ragazzi di WePub chiedevano quale fosse il metodo preferito per quantificare la lunghezza di un eBook. Ne è nato un breve botta e risposta tra noi del Menocchio e gli amici di Tropico del Libro.
Voglio rispondere qui perché la questione mi pare troppo complessa da essere costretta nei 140 caratteri permessi dall’uccellino azzurro, e non voglio cedere alla tentazione del commento-fiume al post che ha dato origine alla piccola querelle sul blog di BookRepublic (la Letizia autrice dell’articolo mi perdonerà, spero…).
A cosa può servire indicare il numero di pagine di un eBook?
Nei libri, quelli di carta, i numeri di pagina servono a due cose: una intenzionale, l’altra no. La prima, ritrovare un luogo del testo, citare; la seconda, sapere quanto manca alla fine del libro che stiamo leggendo, e al limite, come dicono a BookRepublic, farsi un’idea di come procederà la narrazione.
Il libro elettronico. Testo auto-adattante allo schermo (tipo una pagina Web, non di quelle a layout fisso, si dice reflowable), basato su HTML (e sul link ipertestuale) e, potenzialmente, multimediale.
Un sistema che, come quello (proprietario – cioè causante orticaria) di Adobe o quello (non standard, proprietario.. Argh!) di Amazon, tenti di “creare” pagine basate sui caratteri o sui kilobytes è semplicemente assurdo: se io inserisco un video (che abbia una funzione importante per la comprensione del testo, senza stare a spiegare cosa sia la sinsemìa) cosa succede? Quanti caratteri contiamo? E i kilobytes? E per un’infografica interattiva, la cui gran parte di codice è costituita da CSS e JavaScript? Contiamo pure quello?
Non credo che a lungo andare i libri elettronici resteranno troppo legati al testo, e che quindi sarà possibile quantificare un libro (o articolo, o qualsiasi altra cosa pubblicata) in base ai caratteri… Probabilmente avremo libri (anche opere scientifiche, capolavori, perché no?) composti da poche righe di testo, e per la maggior parte invece da suoni, immagini e comunicazione visuale…
Non attacchiamoci alle cose…
Bisogna trovare senz’altro nuovi mezzi, e avere il coraggio di sfruttare appena quanto già c’è: l’IDPF, in questo senso, mi dà ragione, avendo standardizzato (sì, già lo ha fatto, l’11 ottobre scorso, pur con tutte le contraddizioni e i lati negativi di cui già BookRepublic ci informa) un nuovo (si fa per dire) sistema di citazione, con precisione al paragrafo, basato su URI. Funziona fondamentalmente come i link delle pagine Web, anche se mi pare, a prima vista, un po’ troppo macchinoso… Resta da vedere come implementeranno, i software di lettura, questa nuova funzionalità e quanto gli editori saranno capaci di dare codifiche degne di questo nome ai propri libri elettronici (problemi non da poco)…
Tra parentesi: ePub prevede anche un sistema per “ancorare” un punto dell’eBook alla pagina corrispondente dell’edizione cartacea… Amazon non ha inventato nulla.
Per quanto riguarda, invece, il “capire quanto manca”: anche qui c’è da fare una premessa. Il libro elettronico nasce in un ambiente che, volenti o nolenti tutti gli attori in campo, è ipertestuale. Quanto crediamo di poter poter avanti la linearità del testo in un mondo della comunicazione che è sempre più basato sul link? E, tra parentesi, quanto crediamo che durerà l’innaturale imitazione del “voltare pagina” su uno schermo che introduce (ops, già lo ha fatto) lo scroll?
Queste mie eresie saranno pure discutibili, ma sarà meglio cominciare a pensare ad altri modi per “far vedere” al lettore quanto gli resta ancora da leggere. Se col libro di carta funzionava l’altezza della risma di pagine che ancora non erano state lette, col libro digitale forse ci sarà bisogno di altre forme di comunicazione visuale. Tipo una mappatura del libro, con il pallino blu che tutti conosciamo su iTunes, che segnala i brani da “consumare”.
Per inciso, e in conclusione, Eco ha ragione: il libro è una tecnologia perfetta. Il libro elettronico è un’altra tecnologia. Non sviliamo entrambe tentando di riciclare la prima nella seconda.
Ecco, aspetto il rogo.
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